Pubblicato alle ore 16:01 del giorno 31/05/2010
"il DDL Gelmini si pone l'ambizioso obiettivo di risolvere il problema
del precariato universitario non nella prospettiva di un"tutti
dentro", cioè di una sanatoria ope legis (cosa che, onestamente, non
sarebbe lecita nemmeno nella scuola...E con questo non voglio
difendere un mio presunto "diritto acquisito", anzi...), ma
nell'ottica di una valutazione meritocratica e trasparente delle
componenti accademiche...I mali dell'università italiana, come
espresso da quotidiani di diverse estrazioni politiche e culturali,
non si possono attribuire totalmente all'azione dell'attuale
esecutivo: per troppi anni è stato alimentato, sia dall'alto che dal
basso, un precariato intellettuale e della ricerca fatto di giovani
che, per troppo tempo, hanno coltivato la speranza (o il sogno) di
poter entrare a far parte del sistema accademico...Molti di loro,
delusi dal sistema e dall'Italia, hanno scelto di andare all'estero (i
cervelli in fuga); altri, invece, continuano a frequentare i meandri
universitari, nella speranza di trovare qualche appoggio...Altri
ancora (pochi in realtà, persone libere e critiche), pur mantenendo un
rapporto di autonomia e non di dipendenza dal sistema universitario,
reputano invece NECESSARIO cambiare l'università nell'ottica di una
gestione più efficace, più sobria, più attenta ad obiettivi concreti,
capitalizzabili sia nell'immediato sia a medio e lungo termine, da
attuare anche a costo di riforme impopolari ma inevitabili..
Pubblicato alle ore 16:08 del giorno 27/02/2010
La denuncia sui docenti assenteisti? Un atto da vigliacchi, se ci sono casi che riguardano la mia facoltà preferirei sapere nome e cognome degli interessati in modo da poter intervenire concretamente senza inutili lamentele. Il preside Ales non ha condiviso la denuncia degli studenti all’inaugurazione dell’anno accademico e rispedisce le “voci di corridoio” al mittente, senza però negare le criticità da affrontare sia per quel che riguarda la facoltà di giurisprudenza, sia per il nuovo Rettore dell’Università. Allora, Preside, come giudica il discorso pronunciato dal Rettore e quali novità sostanziali secondo lei emergono rispetto all’amministrazione Vigo e all’inaugurazione dell’anno accademico dello scorso anno? «Valuto molto positivamente il discorso inaugurale del rettore che ha indicato punti concreti, documentati e non è stato per nulla teorico. Le differenze con Vigo? Beh, diciamo che sono due stili diversi. Vigo era più “sanguigno”, emotivamente coinvolto, Attaianese invece è più distaccato ma allo stesso tempo razionale. Ha un’impostazione meno di forma e più di sostanza e di conseguenza questo stile diverso ha marcato le differenze anche con l’inaugurazione dello scorso anno accademico proprio perchè Vigo non ha fatto distinzioni tra territorio e politica mentre Attaianese ha diviso razionalmente politica e territorio» Forte è stata anche la denuncia degli studenti che hanno lamentato l’assenteismo dei docenti. “Voci di corridoio” insinuano che sia proprio la facoltà di giurisprudenza quella in cui maggiormente sono frequenti tali episodi. Se la sente di smentire queste voci? «No, perché le voci corrono liberamente! Però, permettetemi: queste sono lamentele e non proteste concrete. Personalmente l’ ho trovato un atto anche abbastanza vigliacco, in quanto se ci sono dei problemi ci si reca nelle sedi opportune per cercare di risolverli fattivamente. Da parte di chi mette in giro queste voci,ci devono essere denunce sostanziali, da valutare, non si può dar alito a voci di corridoio». Intanto alcuni studenti ci hanno confessato che sono stati costretti a trasferirsi in un altro Ateneo per conseguire la laurea in giurisprudenza in quanto alcuni docenti di alcune discipline rendono quasi impossibile il superamento del loro esame? Corrisponde al vero? Gli studenti si sono mai rivolti a Lei per manifestare questi disagi? E se si, Lei come è intervenuto? «Abbiamo dati statistici, ovvero non esistono esami impossibili da superare: ci sono materie che ciclicamente si susseguono agli onori della cronaca ma tale susseguirsi significa proprio che non si tratta di un esame singolo. Gli studenti che si sono trasferiti credo che più che il singolo esame ma la mancanza di impegno necessario ma ricercano Atenei che in tali materie sono più “morbidi”. Suggerisco di farsi aiutare dal docente stesso o collaboratori nel caso si incontrassero difficoltà con suddette materie». La sua facoltà intanto quest’anno ha triplicato le immatricolazioni: merito della nuova offerta formativa? «Direi di si: abbiamo ristrutturato la laurea magistrale, ma la novità principale riguarda il corso in “Operatore giuridico delle organizzazioni complesse” dove abbiamo avuto un boom di iscritti, merito non solo della convenzione con gli enti locali - che riconosce alcuni crediti agli iscritti - in quanto ci sono centinaia di iscritti “normali” che sono semplici studenti e devono dunque raggiungere senza alcun riconoscimento tutti i crediti necessari per il conseguimento della laurea».Torniamo agli studenti: è stato emanato il bando per le attività autogestite: si ritiene soddisfatto di come i rappresentanti gli studenti della sua facoltà hanno impiegato i fondi loro destinati? Crede nell’autogestione o crede sia un meccanismo da rivedere per non permettere troppo spreco di denaro pubblico? «Non credo ci sia stata già una dipartizione per quest’anno accademico in quanto ancora non son stati presentati progetti. Gli anni scorsi son stati utilizzati per scopi nobili: mobilità internazionale, visite d’approfondimentoe convegni interessanti con i docenti della facoltà.. E’ capitato anni fa di avere richieste scandalose come “la settimana bianca a Roccaraso” ma fu immediatamente bocciata all’unisono da tutto il c consiglio. L’autogestione è importante ma ci dovrebbe essere un regolamento ben preciso, che individui delle macroaree e dia dunque delle linee guida su come impiegare tali fondi. Ancora aspettiamo che il senato studenti partorisca un nuovo regolamento». Ormai è attivissima la nuova squadra di governante dell’Ateneo che – sotto la guida del Rettore Attaianese – ha compiuto sforzi decisivi soprattutto nel campo della comunicazione. Lei come giudica questi primi mesi di amministrazione Attaianese? Quale crede siano ora le priorità su cui lavorare? «La valutazione del Rettore è molto positiva , abbiamo lavorato produttivamente e anche quando minacciai le dimissioni il rettorato mi fu vicino. Per ora è stato presentato un bilancio con tagli drastici, ma questo purtroppo si sapeva già . La valutazione di tutta la nuova governance dell’Ateneo è positiva, anche perché il Rettore ha deciso di scegliere le persone in base alle loro capacità e non in base alle facoltà. Credo che ora si dovrebbe intervenire per razionalizzare la struttura amministrativa, in quanto vi è una sproporzione tra personale e docenti? Va razionalizzata e riformulata l’offerta didattica, in quanto, quando c’è un riscontro negativo come nel caso del corso di laurea in filosofia, gli stessi docenti dovrebbero interrogarsi sul perché, capire per quale motivo abbia avuto tutti questi problemi. Una riflessione che doveva esser fatta da anni, perché è da tanto che gli iscritti sono pochissimi. La classe docente avrebbe dovuto creare lo stimolo adatto per invogliare lo studente ad iscriversi, bisognava saper coniugare tradizione e innovazione».E per concludere, il gioco della torre; chi butta? Attaianese o Vigo? «Butto Vigo anche se siamo caratterialmente molto simili». Gentile o Capelli? «Il preside di lettere sta gestendo una situazione molto complicata, mentre Capelli sta cercando con tutti gli sforzi possibili cerca di far crescere una facoltà difficile: devo salvarli entrambi!». Betta o Iannucci? «Diciamo che la facoltà di economia ultimamente non è molto ben predisposta nei ostri confronti: butto la Iannucci ma con un bel paracadute»! De Paolis o De Vivo? «L’ho buttato giù già una volta e mi ritocca farlo: giù l’ex prorettore De Paolis, salvo De Vivo!». Farenti o Trequattrini? «Senza direttore amministrativo non si va da nessuna parte, giù Trequattrini». Baldini o Beneduce? «Sono complementari e devono esserci tutti e due!» Pastore o Salamone? «Come faccio a fare meno del mio vicario? Butto giù il professor Salamone!».
Pubblicato alle ore 16:13 del giorno 27/02/2010
C’è solo una cosa più divertente del discorso degli studenti all’inaugurazione dell’anno accademico: i commenti e le cronache dell’ house organ del senatore ciociaro che per giorni ha evidenziato le criticità e i problemi sollevati dagli studenti, come se l’anno scorso – quando l’onorevole (?) pidiellino, tra una bistecca e una pasta al forno flertava con l’ex Magnifico – le strutture fossero in perfetto stato, il parcheggio della Folcara riusciva a contenere i posti auto necessari e l’assenteismo dei docenti denunciato dagli studenti fosse fantomatico.
Eh no! Sono tutti problemi presenti già da anni, con l’aggravante che l’anno scorso ce n’erano di peggiori e che per fortuna la nuova amministrazione sta governando in maniera esemplare rimuovendo alcune criticità e proponendo forte innovazioni nel campo della comunicazione. Ma la politica è la politica, si sa, quindi se alle pallottole di carta si sostituisce la saliva o viceversa, ai malcapitati studenti poco importa: i disagi permangono aldilà se siano o meno evidenziati dai giornali.
Colpisce però, che tra i tanti problemi con i quali quotidianamente la comunità degli studenti è costretta a confrontarsi, sia stato sottolineato l’aspetto meno rilevante e che per la verità è caratteristico di una sola facoltà: quella di Giurisprudenza. I rappresentanti degli studenti, bontà loro, hanno deciso di omettere, pur ben conoscendoli, nomi e cognomi dei docenti assenteisti, di non sottolineare quali sono le facoltà che veramente risentono di queste difficoltà, facendo emergere un quadro che rappresenta così l’Ateneo di Cassino come «un trampolino di lancio o, peggio, terra di conquista» per i baroni universitari.
Prima di andare avanti mi corre l’obbligo di sottolineare che quest’anno - per la prima volta, a mio modesto parere – la componente studentesca ha tenuto un discorso esemplare, finalmente non più copiato da quello degli anni precedenti, infarcito di poca retorica e alcune richieste concrete, quale ad esempio dare effettiva concretezza ai test sulla didattica che cosi come sono oggi non hanno motivo di esistere.
Peccato che i giorni successivi l’attenzione dei media si sia focalizzata soltanto sulla critica all’assenteismo dei docenti e – in sostanza – alle baronie, ma quel passaggio, cari amici rappresentanti, lascia davvero molto a desiderare. Sarebbe stato forse più corretto fare nomi e cognomi dei docenti interessati e denunciare il loro malcostume di fronte a tutta la platea. Sarebbe stato più efficace e più costruttivo perché in sala, ad ascoltare l’intervento, c’erano docenti che in facoltà sono presenti dal lunedi al venerdi, sempre a disposizione degli studenti e pronti sempre a dare il massimo per lo sviluppo dell’Ateneo, che certo non vedono come «un trampolino di lancio o, peggio, terra di conquista».
Presidi, professori e professoresse che in oltre venti anni di onorata carriera hanno dato lustro alla nostra Università. Ricercatori e giovani laureati che hanno iniziato ora il loro percorso e con dedizione lavorano tutto il giorno in facoltà.
Ecco, a tutti loro questo passaggio è sembrato certamente fuori luogo e di cattivo gusto e anche l’ex Preside Franco Salerno, a cui avete dato il saluto e il ringraziamento «per quanto ha dato come uomo e come docente alla facoltà, a noi, e all’Ateneo tutto» sicuramente non sarebbe stato contento di ascoltare tali scempiaggini, perché delle due, l’una: o ci sono mele marce da isolare – e, se è cosi, avreste fatto bene a portare all’attenzione di tutto il mondo accademico le loro identità - oppure i nostri docenti sono una casta di baroni che anziché valorizzare, sfrutta l’Ateneo di Cassino.
Più che i docenti, io credo che se c’è qualcuno che sfrutta, o quantomeno di sicuro non valorizza la nostra Università, sono la stragrande maggioranza degli impiegati del personale tecnico-amministrativo che costituiscono lo spreco di denaro maggiore del nostro Ateneo e - con buona pace del sindacalista Cuzzi - saranno pure «laureati, diplomati e specialisti in possesso di master» ma se non sono fannulloni loro, allora vuol dire che non esistono i fannulloni in Italia.
La cosa triste è che la colpa non è neanche la loro, ma di chi - sfruttando per anni la politica delle raccomandazioni per accontentare amici degli amici – li ha piazzati qui, ovviamente a spesa degli studenti che pagano le tasse. Ecco, in quel caso sarebbe stato difficile fare i nomi visto che si è perso il conto di quanti sono i dipendenti di questo Ateneo, però un piccolo passaggio di ammonimento al nuovo Rettore per far si che si metta fine alla politica delle raccomandazioni non sarebbe guastato.
Cosi, giusto per dire da che parte stanno le persone oneste. Sempre che siate tutti d’accordo che onestà non è una parolaccia e la moralità non è considerata una via di mezzo tra un insulto e una minaccia.
Alberto Simone